I confini di Pasqua

Mario Rigoni Stern, l’alpino scrittore, le cose le sapeva. Aveva una vista acuta, come in questo passaggio nella Storia di Tönle – L’anno della vittoria. Siamo in piena Grande guerra, nel 1915. Si parla di aeroplani e di confini. Oggi è Pasqua, e voglio condividere questo pensiero del grande Stern.

“Un giorno il nipote di Tönle, al ritorno dalla scuola, andò subito nel bosco del Hano per raccontare al nonno che il poeta Gabriele D’Annunzio, ora comandante, era volato con quegli aeroplani fin sopra la città di Trento, e lì aveva sopra i palazzi un biglietto e la bandiera italiana.

Al sentire il racconto Tönle crollava la testa e tirava forte la pipa: aveva visto quei grossi uccelli volare con rumore sopra l’Ass, era la prima volta, e allo stupore si accompagnava il dispetto: erano pur sempre marchingegni diabolici per fare la guerra e chissà quante lire costavano e quanta farina per polenta si sarebbe potuta comperare per sfamare la gente, o quante pecore. E se per loro c’erano i confini a che cosa servivano se con gli aeroplani potevano passarci sopra?

E se non c’erano i confini in aria, perché dovevano esserci sulla terra?

E in questo per loro intendeva tutti quelli che i confini ritenevano cosa concreta o sacra: ma per lui e quelli come lui, e non erano poi tanto pochi come potrebbe sembrare ma la maggioranza degli uomini, i confini non erano mai esistiti se non come guardie da pagare o gendarmi da evitare. Insomma se l’aria era libera e l’acqua era libera doveva essere libera anche la terra“.

 

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