Perugia: terra di santi e di maiali

«Wow, what a lovely city» direbbe un americano a Perugia. Come dargli torto. Ad aggiunta di ciò, nell’ultima settimana si è tenuto il Festival internazionale del Giornalismo, socializzato in #ijf15, arrivato alla sua nona edizione.

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Che dire: bello. Anzi di più: meraviglioso. Era la prima volta che capitavo a Perugia, e il fascino della città mescolato al clima brioso del festival mi ha travolto.

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Mercoledì, primo giorno. Sveglia all’alba. Ore 6.28 partenza dalla stazione di Visano sulla linea Brescia-Parma. Cambio treno e salgo sull’intercity direzione Napoli. Scendo ad Arezzo e arrivo sino a al confine con l’Umbria, a Cortona. Poi l’ultimo convoglio, costeggio il lago Trasimeno, un bacino d’acqua dall’aspetto ancora naturale e non colonizzato come il Garda. Infine arrivo a Perugia: sono le 13 e qualcosa.

All’arrivo scopro che la città ha una piccola metropolitana sopraelevata: si chiama minimetro e raggiunge il centro storico, su e giù per la collina a ritmo costante. Perciò ne approfitto e lo prendo al volo. Altrimenti sarebbero stati “cazzi amari” arrivare su in alto a 500 msl. Qui mi accorgo che non è finita, ma la luce si accende e faccio un’altra scoperta: le scale mobili perugine. Una delizia.

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Chi cerca trova. Dopo un leggero peregrinare con gli occhi all’insù, scovo il mio alloggio, un ostello in pieno centro storico, che agli occhi di un viaggiatore sloveno sembra «un palazzo dei Borgia». E con tanto di affreschi. La mia visita a Perugia poteva terminare anche qui: dalla terrazza dell’ostello si apriva una vista mozzafiato.

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Non ho ancora parlato di cibo. Ebbene: tutto squisito e a base di maiale. Infatti, come dico già nel titolo, Perugia è terra di santi (S.Francesco, S.Chiara e S.Benedetto) e di maiali (la cucina).

Cosa ho fatto il resto del tempo? Lo lascio immaginare: l’ho passato in luoghi chiusi, ad ascoltare giornalisti che parlano con giornalisti.

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Infine, visto che c’ero, ho fatto una tappa ad Assisi per spiritualizzarmi. Ma attenti all’uomo qui sotto: dopo aver scattato la foto mi ferma e mi ammonisce sulla vanità fotografica e propone di assolvermi dal peccato mediante un’indulgenza in denaro. Insomma, è proprio vero: Perugia è terra di santi e di maiali.

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(articolo e foto al.po)

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