Il nazismo al potere in Fatherland di Robert Harris

Ha i contorni dell’assurdo, ma non troppo. L’Europa del 1964 è dominata dal nazionalsocialismo dall’Atlantico agli Urali, dal mar Baltico al Mediterraneo. In questa Seconda guerra mondiale non è l’armata rossa a liberare Berlino, ma è quella del Terzo Reich tedesco a irrompere in territorio russo. La guerra è stata vinta da Hitler, non dagli Yankee e da Churchill. Il nazismo è al potere con la sua schiera di burocrati in divisa, vecchi camerati e occhi vigili in ogni casa. Queste informazioni bastano a far fantasticare ogni lettore appasionato di storia: che viso avrebbe il vecchio continente se Hitler avvesse davvero vinto la guerra? La fantasia di Harris prova a lanciarci in uno stato di polizia perenne, dove tutto si basa sulla fedeltà assoluta al Führer.

Fatherland di Robert Harris, Mondadori

Fatherland di Robert Harris, Mondadori

Ma non è solo la storia ad essere protagonista nel testo. Lo è Xavier March, un commissario della Kriminalpolizei, la polizia criminale del Reich. Il piedipiatti viene coinvolto in un affare più grande di lui: viene trovato un cadavere in riva al lago che si scopre essere di un vecchio gerarca nazista, pieno di segreti. Traffico bellico di opere d’arte, bottini di guerra, la questione ebraica tenuta nascosta all’opinione pubblica e infine una giovane giornalista americana. Insomma un bel romanzo fantapolitico e distopico da leggere tutto d’un fiato.

Voto: 7/10

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