Perugia: terra di santi e di maiali

«Wow, what a lovely city» direbbe un americano a Perugia. Come dargli torto. Ad aggiunta di ciò, nell’ultima settimana si è tenuto il Festival internazionale del Giornalismo, socializzato in #ijf15, arrivato alla sua nona edizione.

1 IMG_1944

Che dire: bello. Anzi di più: meraviglioso. Era la prima volta che capitavo a Perugia, e il fascino della città mescolato al clima brioso del festival mi ha travolto.

IMG_1886

Mercoledì, primo giorno. Sveglia all’alba. Ore 6.28 partenza dalla stazione di Visano sulla linea Brescia-Parma. Cambio treno e salgo sull’intercity direzione Napoli. Scendo ad Arezzo e arrivo sino a al confine con l’Umbria, a Cortona. Poi l’ultimo convoglio, costeggio il lago Trasimeno, un bacino d’acqua dall’aspetto ancora naturale e non colonizzato come il Garda. Infine arrivo a Perugia: sono le 13 e qualcosa.

All’arrivo scopro che la città ha una piccola metropolitana sopraelevata: si chiama minimetro e raggiunge il centro storico, su e giù per la collina a ritmo costante. Perciò ne approfitto e lo prendo al volo. Altrimenti sarebbero stati “cazzi amari” arrivare su in alto a 500 msl. Qui mi accorgo che non è finita, ma la luce si accende e faccio un’altra scoperta: le scale mobili perugine. Una delizia.

IMG_1873 IMG_1966

Chi cerca trova. Dopo un leggero peregrinare con gli occhi all’insù, scovo il mio alloggio, un ostello in pieno centro storico, che agli occhi di un viaggiatore sloveno sembra «un palazzo dei Borgia». E con tanto di affreschi. La mia visita a Perugia poteva terminare anche qui: dalla terrazza dell’ostello si apriva una vista mozzafiato.

IMG_1957

Non ho ancora parlato di cibo. Ebbene: tutto squisito e a base di maiale. Infatti, come dico già nel titolo, Perugia è terra di santi (S.Francesco, S.Chiara e S.Benedetto) e di maiali (la cucina).

Cosa ho fatto il resto del tempo? Lo lascio immaginare: l’ho passato in luoghi chiusi, ad ascoltare giornalisti che parlano con giornalisti.

IMG_1858

Infine, visto che c’ero, ho fatto una tappa ad Assisi per spiritualizzarmi. Ma attenti all’uomo qui sotto: dopo aver scattato la foto mi ferma e mi ammonisce sulla vanità fotografica e propone di assolvermi dal peccato mediante un’indulgenza in denaro. Insomma, è proprio vero: Perugia è terra di santi e di maiali.

IMG_1983IMG_2074

(articolo e foto al.po)

Annunci

Il giornalismo del futuro si chiama sigaretta

Mi chiedo spesso quale sarà il futuro del giornalismo. O il giornalismo del futuro. Veramente se lo chiedono in molti. Ma per avere una risposta certa, qualcuno dovrebbe mettere dei limiti di velocità e un bel paio di occhi elettronici sulla strada delle nuove tecnologie. Sono troppo, troppo e ripeto troppo veloci. A deteriorarsi.

Questo fenomeno è conosciuto anche come obsolescenza programmata. Prima o poi ci passiamo tutti, anzi siamo proprio dentro una colossale fregatura che frutta miliardi e miliardi. E non a noi.

Si può ribattere che uno smartphone ci ha aiutato a risolvere alcuni problemi logistici della vita. Ci permette di tenerci in contatto perenne con chiunque in qualunque punto del globo (e dello spazio). Il prezzo da pagare è ahimé altissimo, che si tramuta in una droga con un coefficiente di assuefazione da capogiro.

Siamo diventati schiavi dello smartphone, e se dopo due anni è bello e passato, allora non ci facciamo scrupoli a comprarne subito un altro. E anche più costoso del primo. Ma siamo matti allora? Sì, più o meno. Ci hanno ingannato. Ci stanno facendo credere che con lo smartphone possiamo fare tutto. In fin dei conti cos’ha un nuovo modello rispetto al precedente uscito tre mesi prima? Niente, o quasi. Per di più sciocchezze che non userà mai nessuno.

Allora mi chiedo: come si può pensare di aprire una finestra sul futuro e provare a immaginarlo? Perché tutto deve essere compromesso da questa dannata tecnologia? La cosa bella è che più mi rendo conto della dipendenza ultratecnologica, più ne divento assuefatto.

(alpo)

Una finestra sul proprio orticello? Perché no.

A volte mi chiedo: perché leggere notizie provenienti da tutto e da niente, quando è possibile essere informati sulla cronaca da giardino? Sì, intendo proprio la cronaca del proprio orticello, inteso come piccola rete di paesi o di piccole cittadine. Ed esclusivamente digitale.

Questo tipo di informazione si chiama informazione iperlocale sul web. Si tratta di un fenomeno che già da qualche anno è in espansione e credo che andando avanti crescerà sempre di più. Un tema questo, che è stato ampiamente trattato nell’ultimo festival del giornalismo locale, il “GlocalNews” che si è tenuto come ogni anno a Varese.

A mio avviso l’informazione digitale non ammazzerrà un prestigioso lavoro come quello del giornalista, bensì lo “reinventerà”. In termini migliori questo non lo so. Sicuramente solo chi sarà in grado di vedere, o perlomeno intravedere, uno squarcio di futuro, potrà emergere nella grande finestra sul mondo che è il web.