Il rogo della vecchia scacciapensieri

Ecco una tradizione difficile da scalfire. Si tratta del rogo della vecchia, meglio conosciuto nel piccolo paese bresciano di Acquafredda come “El vecio e la ècia” o “Brusom la ècia”.  Si tiene ogni giovedì di metà quaresima nella speranza di scacciare i fatti negativi con il fuoco purificatore per un futuro più gioioso. Un momento considerato pagano, ma che a mio avviso a tutte le carte in regola per essere religioso.

Giocoliere (foto alpo)

Giocoliere (foto alpo)

Lo spirito viene appagato non solo con le fiamme, ma con il cibo. E anche quest’anno sono stati distribuiti 36 chili di gnocchi freschi al pomodoro. Bocche affamate e assetate di vino in coda per una, due, tre porzioni. Non si può sfuggire.

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Lettura del testamento

Ma prima di tutto ciò, è stato letto il “Testamento dela ècia”, ossia un poema in rime bresciane che prende di mira gli abitanti di Acquafredda in tono goliardico.

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(al.po)

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#MantovaNeedsAltaFedeltà: l’informazione musicale non deve morire

Foto di KeaBerton

Foto di KeaBerton, mogolbordello.wordpress.com

Ho aderito anche io alla campagna per sostenere il prodotto giornalistico musicale di Mantova e Provincia. Si tratta di un inserto che esce al venerdì insieme al quotidiano La Voce di Mantova e si chiama “Alta fedeltà”.

Io scrivo per la concorrenza, ma questo non importa. Quello che conta è che visitiate un blog molto più aggiornato sulla questione: https://mogolbordello.wordpress.com/

Un castello per due: la Rocca di Lonato del Garda

Ecco una fotogallery di un luogo suggestivo all’estremo sud del lago di Garda. Si tratta della Rocca di Lonato, vegliardo avamposto con un occhio sul Garda e i colli, e l’altro in pianura. Qui sono passati un po’ tutti: Scaligeri, Visconti (peraltro si chiama Rocca Viscontea), i conti di Montichiari, i Gonzaga per finire poi lunghi anni sotto la guida della Serenissima fino all’arrivo di Napoleone nel 1797.

(foto al.po)

Il paradosso del benzinaio Stacchio

«Io sto con Stacchio» è l’urlo di rabbia degli yankee settentrionali che hanno mitizzato il benzinaio veneto, indagato per una fucilata mortale a un rapinatore rom. Non sto qua a dire se ha fatto bene o se ha fatto male. Non lo so, e non lo posso sapere. È una situazione estranea per me. Posso dire però che è indegna la logica da “Far West” che sta prendendo piede, soprattutto nel mondo digitale del “Far Web”.

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Commilitoni, miliziani, repubblichini e separatisti tutti pronti allo scontro con il coltello fra i denti. Un lama perlopiù verbale, pronta a scattare solo in talune circostanze e non in altre. Il benzinaio sta diventando una sorte di eroe moderno, uno scaccia fantasmi o vampiri, che ha compiuto un gesto che nessun altro ha avuto il coraggio di fare. Non posso contraddirlo, c’ha del fegato. Ma perché un fatto tanto triste come questo deve diventare simbolo della lotta armata contro rom e zingari e stranieri e cinesi e l’Italia agli italiani perché è giusto così e basta?

Qualcuno potrebbe dirmi: «Sono tutti ladri, è evidente». Ma perché, non lo sono forse le camicie verdi con la barba nera che stanno mitizzando il povero Stacchio e lo vorrebbero eleggere in Parlamento? Chi è a giudizio per la truffa ai danni dello Stato per 40 milioni di euro? I rom forse? No.

Allora si crea, come sempre in queste circostanze, un paradosso. Il difensore fai da te, Stacchio, si trova in mezzo a due fuochi: a due ladri. È buffo: difendersi dai ladri, per poi cadere sotto l’ala protettiva di altri ladri.

(al.po)

Il giornalismo del futuro si chiama sigaretta

Mi chiedo spesso quale sarà il futuro del giornalismo. O il giornalismo del futuro. Veramente se lo chiedono in molti. Ma per avere una risposta certa, qualcuno dovrebbe mettere dei limiti di velocità e un bel paio di occhi elettronici sulla strada delle nuove tecnologie. Sono troppo, troppo e ripeto troppo veloci. A deteriorarsi.

Questo fenomeno è conosciuto anche come obsolescenza programmata. Prima o poi ci passiamo tutti, anzi siamo proprio dentro una colossale fregatura che frutta miliardi e miliardi. E non a noi.

Si può ribattere che uno smartphone ci ha aiutato a risolvere alcuni problemi logistici della vita. Ci permette di tenerci in contatto perenne con chiunque in qualunque punto del globo (e dello spazio). Il prezzo da pagare è ahimé altissimo, che si tramuta in una droga con un coefficiente di assuefazione da capogiro.

Siamo diventati schiavi dello smartphone, e se dopo due anni è bello e passato, allora non ci facciamo scrupoli a comprarne subito un altro. E anche più costoso del primo. Ma siamo matti allora? Sì, più o meno. Ci hanno ingannato. Ci stanno facendo credere che con lo smartphone possiamo fare tutto. In fin dei conti cos’ha un nuovo modello rispetto al precedente uscito tre mesi prima? Niente, o quasi. Per di più sciocchezze che non userà mai nessuno.

Allora mi chiedo: come si può pensare di aprire una finestra sul futuro e provare a immaginarlo? Perché tutto deve essere compromesso da questa dannata tecnologia? La cosa bella è che più mi rendo conto della dipendenza ultratecnologica, più ne divento assuefatto.

(alpo)

Il fanatismo è una brutta bestia

Voglio raccontarvi una storia contro i fanatismi. Non è della mia mano, ma di uno scrittore israeliano. Il suo nome è Amos Oz. Eccone uno stralcio a mio parere significativo, che si accosta benissimo ai fanatismi nostrani e padani.

“Uno mio caro amico nonché collega, quel mitico narratore che è Sammy Michael, ha vissuto un giorno un’esperienza che può capitare a tutti, prima o poi: una tratta in macchina con un autista che gli ha prodigato la soluzione sull’urgenza, per noi ebrei, di far fuori tutti gli arabi. Sammy l’ha ascoltato e invece di sbraitare: “Ma che razza di obbrobrioso individuo è lei, un nazista, o un fascista?”, ha deciso di comportarsi diversamente. Ha dunque domandato all’autista: “E chi pensa dovrebbe  uccidere tutti gli arabi?”. Questi ha risposto: “Che intende dire? Noi! Gli ebrei israeliani! Dobbiamo! Non c’è altra scelta, guardi che cosa ci fanno quelli ogni giorno!”.”Ma chi esattamente dovrebbe fare il lavoro? La polizia? O forse l’esercito? O la brigata di artiglieria? O le squadre mediche? Chi farà il lavoro?”.

L’autista si è grattato la testa e ha detto: “Penso che dovrebbe essere equamente diviso fra noi, ognuno dovrebbe ucciderne alcuni”. Sammy Michael, fedele al gioco, ha continuato: ” Ok, supponiamo allora che a lei venga assegnato un condominio nella sua città, Haifa, e debba bussare ad ogni porta o suonare il campanello, e domandare: ‘Mi scusi signore, o mi scusi signora, lei è arabo’ e se la risposta è sì allora sparare. Poi lei finisce il suo condominio, se ne sta per andare a casa, ma in quel momento”, dice Sammy all’autista, “sente che al quarto piano c’è un bimbo che piange, e che fa, torna indietro e spara al bambino? Sì o no?”. C’è stato un momento di silenzio, e poi l’autista ha detto a Sammy Michael: “Lo sa, lei è molto crudele”.

Tratto dal testo Contro i fanatismi di Amos Oz, edito da Feltrinelli.